Articoli marcati con tag ‘neve’

neve 1

Sembra una vita che sto sotto la neve.

Mi scalda giusto l’incazzatura nei confronti di trenitalia e dei romani bloccati per una spolverata simile a quello che dò con lo zucchero a velo sulle torte.

In Romagna ne ha fatta un bel pò, e ancora non ho trovato il coraggio di chiamare i cugini bloccati in casa dalla neve che arriva alla finestra.

Ora che sono qui incastonata non sto neanche male, non sento più niente.

Alla neve ci si abitua, e se è perenne diventa uno stato dell’animo e via. Metti le catene e il pilota automatico ai 30, esci solo se necessario ben bardata, qui ferma con le dita sulla tastiera non si sta neanche male.

Quello che dà fastidio è la fanghiglia che rimane quando si scioglie, come le mezze verità che sporcano un amore in cui credevi, non sembra vero che una cosa così bella possa ridursi così..

fiocchi di carta 3

Mai usato, ma a quanto pare è il metodo più usato sul web, e allora ho voluto provare anch’io.

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Come nell’altro metodo, tagliare un quadrato e piegare a triangolo.

Stavolta, prendere le 2 punte e ripiegarle verso l’interno, in modo che si incontrino nella riga mediana del triangolo.

Piegare a metà lungo la linea mediana e tenendo in mano lo spigolo cominciare a sagomare la forma voluta.

Se siete riuscite a capire qualcosa dalle mie  parole, basta aprire per ottenere il fiocco di neve.

Altrimenti fate come me: una ricerca sul web e ti passa la paura.

fiocchi di carta 2

Era dicembre, atmosfera natalizia, tanta neve suggestiva quando ho scritto fiocchi di carta 1.

Ora è marzo, atmosfera primaverile, ma ancora un pochetto di neve nel cortile.  E allora scriviamolo questo fiocchi di carta 2, non si sa mai che nell’attesa nevichi anche a giugno pur di darmi l’occasione di parlare di neve ancora.

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Metodo finlandese: è quello che mi aveva insegnato un’amica finlandese quand’ero piccola.

In realtà la simmetria è di 4 assi e non di 6 come nei fiocchi di neve, ma all’epoca me ne fregavo e appendevo i miei pizzi di carta alle finestre.

Tagliare un quadrato (non c’è bisogno che sia perfetto) e piegarlo a triangolo. Piegare a metà  per altre 2 volte.

Prendere in mano l’angolo  più interno, con tutti i lati chiusi, e ripiegare su se stessa la parte superiore. Intagliare a seconda dei gusti e aprire, voilà.

(diciamolo, può venire meglio di quello nella foto, ma il passero voleva giocare anche lei con forbici e macchina fotografica e sono andata veloce)

scritto nella neve

Devastata, dopo sole 3 ore di sonno (e spezzettate in più riprese) e 12 ore fuori casa, raffreddore e piedi freddi e un pizzico di solitudine.

Poi c’è la minestrina della suocera, e si sa che il brodino tira su.

Poi c’è la neve con cui far giocare Viola, il mio passerotto che scala montagne innevate e si diverte un mondo a lasciare impronte in strisce bianche ancora vergini.

Poi ci sono le palle di neve di Uca, peccato solo che io ho poca mira e Viola poca forza nel tirare.

Poi ci sono le scritte nella neve, fatte con lo scopettone, come giovani grafittari esibizionisti:

UCA+SILVIA=VIOLA

La forza sta nella semplicità, no?

Amore è…farsi una doccia in 3 per scaldarsi prima di andare nel lettone

mare innevato

Uscire dal lavoro alle 18, trovare il treno in ritardo e la macchina in stazione sommersa di bianco da rimuovere, e riuscire ad arrivare a casa solo alle 21 non è proprio piacevole.

Ma visto che ormai il ritardo c’era, mi sono fermata al mare prima di riprendere la strada di casa ai 30 km/h. Mi sono sempre chiesta come fosse il confine fra la neve e il mare.

E in realtà continuo a chiedermelo, visto che alla battigia non ci sono arrivata: il mare mi faceva troppa paura.

Già il cielo era di un grigio plumbeo inquietante, con sfumature rossastre e acide, il mare sembrava aver acquistato vigore, mi sembrava di avere davanti un mare del nord, solcato da impavidi marinai lontani dalla famiglia e da Dio.

E siccome per arrivare in riva al mare dovevo costeggiare la foce del fiume, camminare quindi su una passerella tipo molo, col mare che rombava al mio fianco, non me la sono sentita.

Ogni volta che facevo un passo, arrivava un’onda cattiva che si rifrangeva pesantemente e mi spruzzava, ed io facevo un passo indietro.

Sono giunta alla conclusione che mare innevato= mare incazzato.

Quale sia il confine fra acqua solida (neve) ed acqua liquida (mare) me lo lascio come frontiera immaginaria .

bianco lavoro

Avevo preventivato un giorno di shopping e baldorie a Bologna. Adoro il Natale a Bologna. Comprare libri per bambini in centro, regalini da Terra Verde al banchetto sotto le 2 torri, tisane e cioccolata dietro alla Coin.

Invece mi han detto che dovevo andare a lavorare, di corsa a Ravenna, a sentire tutti i diritti e doveri che ho.

Mi sento frastornata, ed è normale, e già in ansia per conciliare gli impegni, e mi sembra meno normale. Domani devo già fare tante ore, studiare, andare a mostrare fasce e pannolini a dolci mammine e qualcos’altro che ora non mi sovviene.

Conto sulla neve, che rallenti tutti tranne me, e calmi gli animi.